16 Maggio 2022

Per la Cybersecurity il 2022 è un anno di investimenti record, per costruire reti e muri di protezione nel mondo si spenderanno 133 miliardi di dollari

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Per la Cybersecurity il 2022 è un anno di investimenti record, per costruire reti e muri di protezione nel mondo si spenderanno 133 miliardi di dollari

Attacchi hacker a banche dati sanitarie, al sistema informatico delle Ferrovie, sino ai bancomat di mezza Italia in blackout la mattina della vigilia di Pasqua. Gli esempi, anche su vasta scala, non mancano e si allunga la lista di incursioni che hanno messo in crisi la cybersecurity nel paese. L’allarme è massimo poi da quando è scoppiata la guerra tra Russia e Ucraina, senza dimenticare gli attacchi informatici, data breach, la miriade di tentativi di phishing che non fanno notizia, e che quotidianamente ‘bucano’ i sistemi delle imprese in una escalation continua.

La cintura di sicurezza però c’è ed è gestita da otto centri di competenza di emanazione del Mise per supportare le imprese piccole e grandi e agevolare la transizione digitale. I centri lavorano h24 per difendere da gravi danni computer, server, dispositivi mobili, sistemi elettronici, ma anche reti, infrastrutture, centrali elettriche. Del resto già nel 2019 un report di RiskBased Security faceva emergere un incremento del 112% per cento delle violazioni rispetto all’anno prima e nel 2021 gli attacchi informatici sono cresciuti del 350%, provocando danni economici per il 6 per cento del PIL mondiale.

E quello che emerge con sempre maggior rilevanza è che i cyberattacchi sono opera di vere e proprie multinazionali del crimine che rubano informazioni o provocano interruzioni nelle attività aziendali per poi chiedere un riscatto, oppure allo scopo di raccogliere informazioni per finalità politiche o spionaggio aziendale. Ma nella vasta gamma di danni rientrano anche blocchi alle infrastrutture e il sabotaggio dei sistemi elettronici e di comunicazione. La guerra tra Russia e Ucraina è combattuta anche a colpi di gigabyte di documenti trafugati e danneggiati, con gli ‘hacktivist’ ucraini che hanno strappato ai server russi informazioni sensibili come i dati della Banca centrale russa o i documenti dell’agenzia che monitora e censura i social media di Mosca. La Russia che per tanto tempo è stata punto di partenza di attacchi hacker ora ne è diventata bersaglio con intere banche dati smascherate pubblicamente. Di contro il rapporto Microsoft ha osservato che dalla Russia sono partiti 37 attacchi “distruttivi” in Ucraina. 

Ma questa è solo l’ultima piega di un fenomeno che non risparmia nessun paese, di qui, tornando alle latitudini occidentali, l’esigenza di erigere muri di protezione e anche di implementare la presenza e accrescere il ruolo di figure relativamente nuove all’interno delle aziende come i chief digital officer e i ‘wall builder’ all’interno delle divisioni IT. E più in generale lo sviluppo di professionalità che riescono a porre rimedio ai danni provocati, anche con negoziatori in grado di dialogare con i criminali informatici. Cresce il business legato alla protezione dati, chi cura questo settore ha aumentato vistosamente il proprio giro d’affari, anche con acquisizioni tra gruppi di aziende specializzate in comunicazione digitale per la protezione di imprese nazionali ed internazionali che operano in diversi comparti. Gli investimenti sono stati stimati dall’International Data Corporation che prevede nel 2022 una spesa mondiale in soluzioni di cybersecurity di oltre 133 miliardi di dollari. Una cifra che sarà spesa quasi interamente in tre continenti: Europa, America e Asia.