4 Marzo 2021

Ministero per la Transizione Ecologica, una speranza per l’impulso da tempo atteso ai tanti progetti di green economy delle imprese italiane

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Ministero per la Transizione Ecologica, una speranza per l’impulso da tempo atteso ai tanti progetti di green economy delle imprese italiane

Sono alte le aspettative del mondo delle imprese per la creazione del nuovo Ministero per la Transizione Ecologica chiamato a lavorare in sinergia con i dicasteri dell’Economia e dello Sviluppo Economico nel nuovo governo Draghi. Le dinamiche di politica industriale possono indirizzarsi in modo proficuo verso gli invocati interventi strutturali per investimenti e supporto alla domanda di nuove attività sostenibili che molte aziende hanno già intrapreso internamente. Credito e finanza per l’impresa che facilitino l’innovazione sono le chiavi di sviluppo attese dal governo centrale, unite a politiche fiscali espansive, capaci di agevolare gli investimenti e creare domanda per le attività sostenibili.

Da più parti si scorge un continuo aumento dei settori imprenditoriali che stanno convertendo le loro attività all’economia circolare. L’industria dell’energia, ma anche manifatturiera annovera imprese che stanno lavorando su progetti di interesse comune nel campo dell’idrogeno e delle energie rinnovabili, con piccole e medie aziende, oltre ai grandi gruppi che hanno messo in campo nuovi processi organizzativi per poter beneficiare del credito di imposta del 15% per gli investimenti in conversione ecologica del piano Transizione 4.0. Rientrano nell’agevolazione gli investimenti in beni strumentali se sono finalizzati a processi di riconversione ecologica e il limite di beneficio annuo è fissato in 1,5 milioni, una cifra che potrebbe subire modifiche nelle prossime settimane. In totale ammontano comunque a 67,5 miliardi le risorse messe a disposizione nel Recovery Plan italiano alla transizione ecologica e decisivo sarà il lavoro del nuovo ministro Roberto Cingolani che andrà a presiedere il Comitato interministeriale per le attività sulla transizione ecologica. E sarà inevitabile anche una stretta collaborazione con il ministero delle Infrastrutture guidato da Giovannini, oltre che con la Digitalizzazione affidata a Colao. Per essere compliant con il green deal europeo andranno abbassati i livelli di emissioni e per questo si guarda proprio alle potenzialità dell’idrogeno, insieme alla produzione da fonti rinnovabili e alla distribuzione di energia per la mobilità elettrica.

Gli interventi centrali da parte del governo secondo gli esperti dovrebbero andare da una parte verso una nuova ‘carbon tax’ che agisca da disincentivo per le imprese più inquinanti, e dall’altra dare sostegno alla modernizzazione degli impianti industriali energivori e fornire incentivi fiscali per la formazione di Energy Manager e agevolazioni per chi è in grado di generare autoproduzione energetica. Gli incrementi di efficienza si otterranno con l’adozione diffusa di nuove tecnologie: dal singolo impianto industriale, sino agli usi finali per completare il lungo processo di ‘decarbonizzazione’ che dovrà consegnarci un mondo con più gas naturale e meno fossili a tutti i livelli. Un processo che appare lungo come dimostra il dato che la quota di fonti fossili sul totale dell’offerta mondiale di energia è passata dal 93,7 per cento del 1965 all’84,3 per cento nel 2020, solo meno di 10 punti percentuali in oltre mezzo secolo. 

E perchè decollino i cantieri verdi appare indispensabile uno snellimento nelle procedure di autorizzazioni, in particolare sulle infrastrutture. Ad oggi sono oltre 600 i progetti in attesa di ottenere il via libera della commissione di Valutazione di impatto ambientale (Via) e i nodi vanno sciolti in fretta, considerato che il Recovery Plan ammette solo opere completabili entro il 2026. Le autorizzazioni per opere di ogni tipo e dimensione procedono a rilento e i motivi addotti dalla Commissione sono sulla bassa qualità dei progetti che necessitano di una istruttoria che allunga i tempi e nella carenza del supporto tecnico. Il collo di bottiglia è aggravato poi dal decreto semplificazioni che ha previsto una seconda commissione chiamata ad esaminare i progetti del piano nazionale integrato del clima e l’energia.