13 Settembre 2021

L’export italiano in un momento di grazia ma restano da superare le criticità del settore per fronteggiare la concorrenza

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L’export italiano in un momento di grazia ma restano da superare le criticità del settore per fronteggiare la concorrenza

Un effetto traino sul recupero dell’economia italiana si rintraccia nell’andamento molto favorevole del mercato dell’esportazione. I conti si faranno a fine anno, ma la prima metà del 2021 ha svelato incrementi del Made in Italy tali da aver assorbito velocemente i livelli pre Covid sino a superarli di netto. La lettura dei dati dell’Ice (Istituto per il commercio estero) ha mostrato l’export italiano che ha sorpassato i dati precedenti alla pandemia con un aumento del 19,8% già nel primo quadrimestre, ma poi ha proseguito la corsa facendo segnare un +4,2% rispetto al 2019. Una tendenza consolidata anche durante l’estate, in sintonia con la ripresa del commercio mondiale, ma l’Italia ha fatto meglio degli altri paesi del G8.

Anche l’Istat ha registrato la performance, il fatturato industriale relativo alla componente estera ha segnato un massimo storico, tra i fattori di crescita ci sono le esportazioni alimentari, secondo le stime di Coldiretti, segnano un +23,1% a giugno, con un valore annuale intorno ai 50 miliardi. Nel primo semestre 2021 le importazioni di vino italiano da parte di paesi esteri sono cresciute del 7,1%, si tratta del nuovo record storico secondo l’Osservatorio Vinitaly-Nomisma Wine Monitor, relativo ai dati doganali dei 12 principali buyer mondiali che valgono circa i tre quarti del totale export Made in Italy. Tra i settori più performanti troviamo anche i prodotti tessili, abbigliamento, pelli e accessori, macchinari e apparecchi, sostanze e prodotti chimici.

I numeri così favorevoli vanno ora mantenuti e vanno superate diverse criticità nel settore che proprio l’Ice ha sottolineato prima di tutto nella necessità di aumentare il numero degli esportatori. L’annuario statistico redatto dall’Agenzia insieme all’Istat mette in evidenza che l’Italia ha perso con la crisi, in termini di saldo netto, circa 10.800 esportatori. La crisi provocata dalla pandemia ha cancellato molti micro operatori che solo parzialmente sono stati sostituiti da nuovi soggetti. E poi ‘piccolo’ non è bello in un mercato che è chiamato a competere con i giganti asiatici: il 77% di chi è ancora in campo fa segnare un valore dell’export inferiore a 750mila euro e nel complesso esprime un peso sul commercio estero di appena il 2%.

C’è poi uno squilibrio territoriale a svantaggio del Sud, la cui quota di esportazioni è ancora ferma al 10% del totale nazionale. Il governo ha elaborato un protocollo di intesa per sostenere l’internazionalizzazione delle imprese meridionali, anche con le risorse dei piani europei per la ripresa. Sullo sfondo c’è inoltre sempre il tema dell’innovazione, il governo con la collaborazione di Unioncamere e Assocamerestero in autunno destinerà una quota parte del Fondo nazionale innovazione per sostenere 100 startup innovative presentate ad altrettanti investitori internazionali. E altri sforzi verranno messi in campo con l’obiettivo di non perdere l’occasione di ripresa del commercio mondiale le cui previsioni sono di solida crescita a livello globale, pur tenendo conto che l’area dell’Unione europea avrà stime di crescita dell’8,2% ben lontano da quelle espresse dall’Asia orientale (+14,5%) e comunque più basse dei tassi di incremento dell’America centro.meridionale (+9,4%) e dell’Oceania (+9,2%).