6 Febbraio 2020

L’Europa prova a diventare davvero verde, impegni economici senza precedenti per cittadini, pubbliche amministrazioni, imprese.

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L’Europa prova a diventare davvero verde, impegni economici senza precedenti per cittadini, pubbliche amministrazioni, imprese.

Da una parte il Green Deal europeo, dall’altra il Green New Deal predisposto dal governo italiano. I nomi così simili rivelano la direzione comune di indirizzo verso politiche di sviluppo per portare l’ambiente in primo piano. Si tratta di impegni finanziari a favore di cittadini, pubbliche amministrazioni e imprese che da una parte (Green Deal europeo) si impegnano per far diventare il nostro come il primo continente a impatto climatico zero e nel secondo nella definizione di in un piano inserito nella legge di Bilancio 2020 che dispone uno stanziamento di finanziamenti verdi per 15 anni: si tratta di un progetto che complessivamente vale 33 miliardi di euro, a cui vanno aggiunte le risorse che il governo potrà recuperare con l’emissione di titoli di Stato green. Obbligazioni verdi per finanziare investimenti per il contrasto del cambiamento climatico e la protezione dell’ambiente.

Le priorità saranno economia circolare, decarbonizzazione, riduzione delle emissioni, risparmio energetico, sostenibilità ambientale e programmi di investimento per progetti di carattere innovativo. Alle risorse del “fondo green”, cioè 20,8 miliardi di euro, si aggiungono altri finanziamenti: 4 miliardi distribuiti in 400 milioni di euro all’anno, dal 2025 al 2034, spendibili dai Comuni per opere di edilizia pubblica, inclusi manutenzione e sicurezza, ed efficientamento energetico, manutenzione della rete viaria, dissesto idrogeologico, prevenzione del rischio sismico e valorizzazione. Altri 3 miliardi sempre per gli enti locali per il periodo 2020-2034, andranno invece a sostegno della messa in sicurezza del territorio a rischio idrogeologico e delle strade, compresi interventi di efficientamento e messa in sicurezza delle scuole, degli edifici pubblici e del patrimonio comunale. Destinati alla Regioni a statuto ordinario 5,5 miliardi (periodo 2021-2034) per la messa in sicurezza degli edifici e del territorio, per la rigenerazione urbana e la riconversione energetica.

Infine, 462milioni dal 2020 al 2028) per finanziare la partecipazione italiana alla ricostruzione del Green Climate Fund, il fondo globale promosso dalle Nazioni Unite che punta a favorire la realizzazione di investimenti per la mitigazione e l’adattamento ai cambiamenti climatici nei Paesi in via di sviluppo. L’intenzione è quella di dare un boost all’Italia che sale nella classifica dei Paesi attrattivi per investimenti e opportunità di sviluppo nel settore delle energie rinnovabili. Si colloca al 17esimo posto, guadagnando una posizione rispetto a maggio 2019 e due rispetto a novembre del 2018. Il dato emerge dall’ultimo report Recai, il Renewable Energy Country Attractiveness Index, studio di EY, il network internazionale di servizi professionali di consulenza, che classifica i migliori 40 paesi del mondo in base agli investimenti e alle opportunità di sviluppo nel settore delle rinnovabili.

Lo studio, alla sua 54esima edizione, sottolinea i fattori che hanno garantito il progresso dell’Italia: in primo luogo il raggiungimento della grid parity, la condizione che permette agli investitori di ottenere una remunerazione interessante dei loro investimenti su un nuovo impianto, anche senza un sistema di incentivi. Gli analisti di EY stimano che nel fotovoltaico si possa beneficiare di un ritorno dell’investimento tra il 6% e il 10% alle attuali condizioni di mercato. Contribuisce al miglioramento della posizione dell’Italia anche il rapido sviluppo del mercato dei Ppa, i Power purchase agreement, gli accordi tra privati per il ritiro dell’energia a un prezzo concordato. Ciò vale sia in termini di numero degli accordi, sia per dimensione (più di 100 megawatt per accordo), sia per durata (in alcuni casi oltre 10 anni). Ha un ruolo significativo nel giudizio di EY, infine, la dinamicità del mercato secondario. Questi fattori “indicano che l’Italia – si legge nel report – continuerà a giocare un ruolo da protagonista in questo settore”. Un piano che le imprese attendevano chiedendo all’Europa chiarezze e norme certe.

Il Green Deal europeo d’altro canto sancisce per legge l’obiettivo della neutralità climatica dell’UE entro il 2050. Ciò significa emettere meno biossido di carbonio ed eliminare dall’atmosfera quello emesso. Per farlo è necessario estendere ad altri settori il sistema di scambio di quote di emissione che già aiuta l’UE a ridurre le emissioni dei settori energetico e industriale. Lo sviluppo di fonti di energia più pulite e di tecnologie verdi ci consentirebbe di produrre, viaggiare, consumare e vivere rispettando di più l’ambiente. Occorre sviluppare un’economia realmente circolare e proteggere la biodiversità. Per questo la Commissione europea di Ursula Von Der Leyen ha varato un piano senza precedenti: Mille miliardi di Euro per i prossimi dieci anni è il valore della mobilizzazione con un meccanismo di ‘do ut des’, l’Italia riceverà circa 400 milioni di euro, ma dovrà versarne circa 900 per alimentare il fondo. Beneficiaria netta, invece, un’economia prettamente carbonifera come la Polonia, che da sola potrebbe incassare circa 2 miliardi. ll piano si avvale fondamentalmente di uno strumento: il Fondo di transizione giusta, chiamato ad aiutare le aree che saranno economicamente e socialmente più in difficoltà nella fase di transizione economica. In particolare, vengono stanziate ingenti somme di denaro per la transizione energetica delle aree che nel continente sono maggiormente dipendenti dalle industrie inquinanti e quindi più svantaggiate. L’inclusività e la crescita sono alla base del meccanismo che prevede 100 miliardi di euro nel periodo 2021-2027. L’obiettivo è implementare nuove tecnologie, favorire la transizione e preservare i posti di lavoro. Per farlo, spiegano alla Commissione europea verranno messi anche a disposizione 7,5 miliardi di euro dalle casse dell’Ue, un accesso dedicato alle regioni più vulnerabili alla piattaforma InvestEU con l’obiettivo di smuovere fondi privati per circa 45 miliardi di euro e prestiti dalla Bei per progetti sostenibili.