13 Aprile 2022

La grande speculazione sul gas, chi fa i profitti migliori sfruttando la volatilità dei prezzi, l’idea del Price Cap in Europa

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La grande speculazione sul gas, chi fa i profitti migliori sfruttando la volatilità dei prezzi, l’idea del Price Cap in Europa

La fornitura del gas e il mercato dei prezzi sono ulteriori elementi di nuova ‘guerra fredda’ tra occidente e Russia, ma sono anche terreno di speculazioni che i governi europei stanno cercando di tenere sotto controllo e dove le bandiere c’entrano poco. Ancora prima che le parola passasse alle armi con l’invasione russa dell’Ucraina, si è assistito ad una altalena nella dinamica dei prezzi dell’energia e in particolare del gas, con le grandi banche d’affari, gli hedge fund delle commodity che hanno fatto affari d’oro approfittando delle differenze di quotazioni sull’approvvigionamento di materie prime. L’onda viene cavalcata con maggiore disinvoltura e accresciuti margini di operatività da quando il conflitto è scoppiato, la Commissione europea sinora non ha messo sotto accusa nessuno e anche il regolatore dei mercati energetici e l’Esma pur conducendo indagini preliminari non hanno individuato responsabilità dirette.

Eppure le conseguenze della volatilità del mercato sono evidenti già da mesi e le sanzioni occidentali alla Russia hanno spinto il governo italiano ad intraprendere missioni in diversi paesi per accendere nuovi rapporti per l’acquisto di gas. “Margin call” e mercati molto illiquidi e incerti secondo gli esperti sono alla base della estrema oscillazione dei prezzi. Soggetti commerciali si inseguono nell’acquisto e nella rivendita di gas anche in perdita, pur di compensare i valori del momento, non tutti sono speculatori, alcuni sono persino costretti a rincorrere le dinamiche dei prezzi per evitare perdite peggiori. Ma ci sono anche diversi Hedge Fund, come l’americana “Natural Gas Strategy” che secondo l’agenzia Dow Jones ha guadagnato il 56% da ottobre 2021 e negli ultimi 4 anni il 266%. Oppure Andurand Capital, Fondo specializzato negli investimenti nelle commodity che da inizio 2022 ad oggi ha già guadagnato il 109% dopo il +87% dell’anno scorso e il 154% del 2020. E360 Power, Fondo d’investimento texano che offre “diversificazione in mercati energetici che evolvono con grande rapidità”, da oltre un anno ha scommesso sulla volatilità dei prezzi che sarebbe stata dovuta dalla transizione energetica, nel solo mese di gennaio 2022 ha guadagnato il 32%. E se questi nomi non dicono molto oltre alla cerchia di addetti ai lavori, diverso è il discorso per le più grandi banche d’affari come Morgan Stanley, Goldman sachs, Bnp Paribas e BofA che hanno avuto grandi realizzi nel mercato delle commodity. Per ultime, ma non per ultime ovviamente ci sono poi le compagnie petrolifere; le più importanti hanno registrato profitti in aumento dalle due alle sei volte rispetto al 2020. Il cartello delle major globali è differenziato, alcune oltre a produrre idrocarburi, hanno sfruttato il vantaggio offerto dai contratti di lungo termine per l’importazione di gas che sono spesso diventati molto vantaggiosi rispetto al valore del gas sul mercato spot europeo, il TFF, l’indice di riferimento sui prezzi del gas che viene usato per fissare i valori di vendita al consumatore finale. Ci sono stime che denotano la differenza tra il prezzo del TFF e quello delle importazioni contrattuali che a dicembre nella Ue era salito in maniera notevole.

Nella recente informativa al Senato il ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani ha parlato di “speculazione inaccettabile sul prezzo del gas” e si è schierato a favore di coloro che in Commissione Eu si sono pronunciati per la creazione di un “price cap” per il gas uguale in tutta Europa: “una misura temporanea a livello europeo sulle transazioni di gas naturale all’ingrosso – ha detto Cingolani – sarebbe molto utile per tornare in controllo delle quotazioni sul TTF, l’indice di borsa del gas naturale”. Per il Ministro va poi valutata “la realizzazione di nuova capacità di rigassificazione su unità galleggianti, ancorate in prossimità di porti e dei punti di attacco alla rete gas da realizzare in 12-18 mesi per circa 16-24 miliardi di metri cubi” e ovviamente la possibilità di fare shopping di gas in altri paesi che non siano la Russia e il paese a cui si guarda con maggiori aspettative è l’Algeria.