3 Giugno 2021

La Cina e l’America nella guerra fredda tecnologica mantengono invariate strategie e obiettivi

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La Cina e l’America nella guerra fredda tecnologica mantengono invariate strategie e obiettivi

Da più parti erano state fatte previsioni che nella ‘guerra fredda tecnologica’ tra Stati Uniti e Cina il cambio di guida alla Casa Bianca non avrebbe prodotto cambiamenti significativi. Passati i primi 100 giorni di Biden alla presidenza giungono conferme di una situazione cristallizzata su quanto stava succedendo alla fine del 2019; alla vigilia della crisi mondiale della pandemia Pechino e Washington si fronteggiavano sulla mastodontica gestione delle reti 5G, l’amministrazione Trump bloccava forniture e servizi a Huawei, fallivano i negoziati commerciali tra Usa e Cina, e Pechino rispondeva con massicci investimenti nel settore dell’intelligenza artificiale e della robotica con la produzione programmata di 100mila robot industriali all’anno. La stessa pandemia sembrava aver dato vantaggio alla Cina mentre gli Stati Uniti erano travolti dalla crisi sanitaria ed economica.

Ad oggi la situazione appare capovolta, gli indicatori economici americani si mostrano tutti in ripresa tranne il recupero dei posti di lavoro persi nell’ultimo anno che si sta rivelando più faticoso del previsto. Ma secondo la recente analisi del Financial Times le cose per l’America di oggi non vanno affatto male: 7 delle 10 aziende di maggior valore al mondo e 14 delle prime 20 hanno sede negli Stati Uniti. Per le capitalizzazioni ad eccezione del gigante petrolifero saudita, i primi 5 posti sono tutti delle Big Tech: Apple, Microsoft, Amazon, Google e Facebook. In una classifica tutta basata sulle aziende tech, gli Usa occupano 12 posizioni su 20, la Cina può annoverare due grandi tech tra le prime 10 Tencent e Alibaba, ma nessun’altra tra le prime 20. Ci sarebbe un leader mondiale come Huawei che però non può essere considerato perchè è in mano allo Stato e non alla Borsa e la Cina può si vantare un primato nell’alta velocità ferroviaria, raggiunto però con tecnologia straniera, Italia compresa e grazie alle sue dimensioni. Nella bioscienza e farmaceutica ci sono 7 corporation americane tra le prime 10 e 11 tra le prime 20. Nei venture capital dal 2018 al 2021 il totale degli investimenti americani è stato di 487 miliardi di dollari contro i 379 miliardi cinesi. Per quanto riguarda il capitolo dei brevetti depositati si può parlare di un sorpasso cinese con 59.045 brevetti a 57.705, ma tutti i 9 paesi successivi della graduatoria sono alleati degli Stati Uniti. Nel ranking mondiale delle università sono americane le prime 4 e poi 5 dei primi 10 atenei e 10 dei primi 20. Su 20 unversità l’unica cinese che si trova in classifica è quella di Tsinghua.

Il primato americano non è dunque in discussione per Martin Wolf, il più importante editorialista del Financial Times, soprattutto se combinato con quello dei suoi alleati e va a gonfie vele quel modello di apertura al mondo soprattutto nel big tech dove per fare esempi illustri Microsoft e Google sono guidate da indiani, laddove dall’altra parte prevalgono pratiche commerciali discriminatorie verso gli stranieri, mancanza di reciprocità nell’accesso ai mercati, non tutela della proprietà intellettuale, sino ai furti di know how e tecnologia. Inoltre Biden con l’America Jobs Plan ora punta molto anche sullo sviluppo interno delle reti veloci e all’abbattimento di tutti i gap digitali del paese, mentre Pechino continuerà a cercare una leadership tecnologica nell’intelligenza artificiale, robotica, biomedicina e con il piano China Standards 2035 punterà a stabilire gli standard globali nei settori dell’industria e dei servizi hi-tech, in quello che ad oggi appare come il prossimo terreno di confronto con gli Stati Uniti.