22 Dicembre 2022

Il Digital Market Act europeo è pronto e punta ad accrescere la libera e leale concorrenza sulle piattaforme digitali e a prevenire abusi di mercato

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                       Il Digital Market Act europeo è pronto e punta ad accrescere la libera e leale concorrenza sulle piattaforme digitali e a prevenire abusi di mercato

Lo spirito che anima il nuovo Digital Market Act europeo è quello di agevolare la libera concorrenza per le imprese digitali, generare maggiore innovazione, proteggere maggiormente gli utenti. Commissione e Parlamento europeo preparano sin dal 2020 una legge che garantisca una competizione leale sulle piattaforme digitali, la normativa è in dirittura d’arrivo e in modo sommario viene definita la legge contro il dominio delle Big Tech, in realtà si può osservare che il suo intento è ben più ampio. Intanto è importante notare che si tratta di uno strumento legislativo che vuole regolare e definire condotte e obblighi per le imprese prima che si compia l’abuso. Il Digital Market Act non sanziona come fa la normativa antitrust dopo aver riscontrato una violazione anticoncorrenziale messa in atto. 

Il Digital Market Act si pone l’obiettivo di garantire che non vengano alzate barriere di ingresso di tutti i servizi online, anche attraverso abusi di mercato delle grandi piattaforme digitali. Tra i suoi obiettivi vi è poi l’azione di stimolo all’innovazione e la concorrenza dei mercati digitali, di creare uno spazio economico più equo per le imprese europee, favorire la suddivisione di valori e utili tra le aziende che operano nell’economia digitale e offrire maggiore possibilità di scelta ai cittadini europei. Secondo i regolatori dell’UE la legge si propone anche di sopperire al vuoto normativo che mette a repentaglio i dati degli utenti e la loro privacy. Ma chi sono i dominatori del mercato? Anche su questo la legge indica un perimetro che inquadra i gatekeeper, le grandi piattaforme online che detengono la maggior quota di mercato in quelle strutture che hanno oltre 45 milioni di utenti finali attivi al mese e hanno un fatturato di almeno 7,5 miliardi di euro registrati negli ultimi tre esercizi finanziari. In questo modo l’applicazione delle normative anticoncorrenziali diventa più certa e in tempi più appropriati allo sviluppo, a volte repentino, del mercato digitale. Ad oggi i dispositivi dell’antitrust scattano dopo lunghe indagini, inadatte ad arginare in fretta i danni provocati da un eventuale abuso sulla concorrenza e rischiano di risultare inefficaci di fronte alle trasformazioni del mercato digitale.

Per superare questi limiti la nuova legge introduce l’utilizzo di blacklist con divieti e restrizioni per evitare pratiche sleali, così come di whitelist con nuovi obblighi per le aziende e il ‘case by case assessment’ con valutazioni caso per caso. Tra i comportamenti ritenuti irregolari troviamo il ‘leveraging’, ovvero lo sfruttamento della posizione dominante per monopolizzare nuovi mercati, attraverso l’imposizione di commissioni elevate o limitazioni all’accesso a servizi e prodotti online di altre società, le pratiche di vincolo e aggregazione come vendite congiunte di beni e servizi diversi e l’obbligo di termini e condizioni che bloccano l’accesso a determinate funzionalità. Ed inoltre nella blacklist si ritrova il rifiuto di accesso ai dati dell’utenza a terze parti, la raccolta ingiustificata dei dati degli utenti finali, le limitazioni nella portabilità dei dati e il rifiuto immotivato di soluzioni di interoperabilità per rendere più complicato cambiare piattaforma. Viceversa, nella whitelist vi sarà il permesso agli utenti di disinstallare qualsiasi applicazione software preinstallata, l’evitare di garantire un posizionamento e un trattamento più favorevole ai prodotti che appartengono alla stessa impresa rispetto agli altri player. 

Commissione e Parlamento europeo si dicono convinti che questa sia la strada giusta per portare benefici concreti alla libera concorrenza e l’entrata in vigore del Digital Market Act nel 2023 consentirà anche una maggiore trasparenza sul funzionamento del mercato digitale, garanzia dell’interoperabilità con servizi di aziende più piccole, ma anche una più equa gestione delle pubblicità, senza imbrigliare i processi innovativi che le aziende Hi Tech portano avanti da anni.