7 Luglio 2022

Gli impatti positivi dell’Intelligenza Artificiale: Migliorano i processi e si rafforzano i valori e la cultura aziendale. La strada per colmare i gap tra realtà produttive

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                       Gli impatti positivi dell’Intelligenza Artificiale: Migliorano i processi e si rafforzano i valori e la cultura aziendale. La strada per colmare i gap tra realtà produttive

La diffusione dell’Intelligenza artificiale nelle aziende va di pari passo con il suo progresso tecnologico e alla sua capacità di diventare strumento sempre più operativo per accelerare e implementare i processi. Ma si sta diffondendo anche uno stretto legame tra l’uso dell’IA, la cultura aziendale e l’efficacia organizzativa. Ne sono convinti gli autori di uno studio chiamato “The Cultural Benefits of Artificial Intelligence in the Enterprise” elaborato da BCG e MIT Sloan Management Review. Sotto il trinomio “Culture-Use-Effectiveness” passa il valore aziendale che una cultura organizzativa proattiva e aperta all’innovazione favorisce l’adozione di soluzioni basate sull’Intelligenza Artificiale. Con il risultato tangibile di accrescere la performance del lavoro svolto in gruppo e che in un effetto domino coglie l’obiettivo di rafforzare i valori e la cultura aziendale. E in un ulteriore effetto a catena porta a migliorare i livelli di produttività e competitività organizzativa in generale. 

Il report ha osservato che tra i vantaggi dell’impiego dell’IA nei team, c’è la possibilità di dare vita ad un approccio “end2end” nella gestione del lavoro, che favorisce l’integrazione sinergica di tutte le attività e una maggiore collaborazione tra i dipendenti, come ha dichiarato il 78% dei lavoratori intervistati nello studio che, essendo i destinatari principali del cambiamento in azienda, hanno potuto riscontrare un maggiore grado di cooperazione interna. Un altro caso studio è stato rappresentato in un team dove l’IA ha permesso per la prima volta, di predire i risultati di produzione delle varie unit consentendo di simulare anticipatamente i rispettivi scenari produttivi, per poi individuare quello ottimale. Ciò ha permesso di avere una gestione integrata delle attività, migliorare il coordinamento interno ed evitato che il cambiamento messo in atto andasse a confliggere con altre attività dello stesso gruppo. 

Si tratta di studi e valutazioni che se adottati dovrebbero portare ad un profondo ripensamento in quelle realtà produttive ancora restie ad adottare processi interni gestiti con IA, l’Italia da questo punto di vista non può essere ancora considerato un paese ad alto utilizzo di sistemi di IA, e gli early adopter sono ancora molti, anche se il mercato dell’IA è cresciuto del 27% nel 2021 (dato Osservatorio Artificial Intelligence), raggiungendo quota 380 milioni di euro, un valore raddoppiato in appena due anni. Ma se sono molto usati gli algoritmi per analizzare ed estrarre informazione dai dati, solo il 10% del mercato va alle soluzioni con cui l’AI automatizza alcune attività di un progetto e ne governa le varie fasi. E persiste un divario notevole tra grandi imprese e PMI, con solo il 6% di queste ultime che ha avviato in pieno le progettualità di IA, troppo spesso si tratta di sperimentazioni e solo raramente di progetti a regime. Eppure il giudizio dei consumatori appare complessivamente positivo, con perplessità legate soprattutto agli aspetti che riguardano la privacy, gli impatti sul lavoro e implicazioni etiche. La strada per il suo sviluppo è però tracciata anche a livello di politiche istituzionali: La Commissione europea ha presentato la proposta di regolamento e l’Italia ha lanciato il nuovo Programma strategico che attraverso il lavoro congiunto di tre ministeri ha prodotto 24 raccomandazioni di azione.